lunedì 25 febbraio 2013

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 25 febbraio 2013


Carissimi,

la settimana scorsa ha avuto due volti. Nella prima parte i mercati azionari hanno continuato ad apprezzarsi facendo affidamento sulla prosecuzione della politica monetaria accomodante da parte delle banche centrali. Ma è bastato che filtrassero voci in merito alla possibilità che la FED interrompesse o, almeno, rallentasse il ritmo di acquisto di titoli del Tesoro che l’SP ha fatto registrare il maggior declino di due giorni da novembre scorso, anche se, settimana su settimana, la flessione è stata solo dello 0,69%.

Intanto si avvicinano importanti appuntamenti politici negli Stati Uniti: il primo marzo entrano in vigore i tagli automatici alle spese discrezionali su difesa e salute (circa 80 miliardi di dollari nel 2013), mentre il 27 marzo è il termine per la ratifica della risoluzione che serve ad autorizzare ulteriori spese per l’attuale anno fiscale. In Europa e soprattutto in Giappone il rialzo delle borse è proseguito (rispettivamente dello 0,36% e dell’ 1,90%) salvo in Italia dove il FTSE MIB è arretrato di quasi il 2% per le incertezze sul risultato elettorale. Nel complesso, tuttavia, è probabile che proseguirà la politica monetaria espansionistica al punto che in Giappone e in Inghilterra la Banca Centrale accetterà un target dell’inflazione al di sopra del 2%. Sono quindi convinto che il rialzo proseguirà e che, paradossalmente, il cattivo andamento dell’economia specie in Europa è un viatico per la prosecuzione del rialzo stesso. L’Italia è più debole delle maggiori economie europee, ma il suo sistema bancario, nonostante la cattiva stampa causata dal Monte dei Paschi di Siena, presenta un rapporto attivo/mezzi propri di 14, meno della metà del valore rilevato per le banche tedesche e francesi. Per quanto riguarda il mercato che io preferisco, quello americano, è molto incoraggiante la ripresa dell’attività di M&A. E in più si tratta di società di notevoli dimensione: un management bail-out per la DELL, un merger fra American Airlaines e US Airways e un acquisto da parte di Warren Buffet per la Heinz. 

Sul mercato dei cambi l’euro ha continuato a “viaggiare” intorno a 1,32 e cioè non si è indebolito nonostante i dettagli sugli acquisti dei titoli di Stato italiani e spagnoli da parte della BCE nel 2011/2012 e nonostante il rimborso dell’asta LTRO a 36 mesi del dicembre 2011/2012. Su circa 1000 miliardi di euro di prestiti a medio termine della Banca Centrale Europea sono stati rimborsati soltanto 61,1 miliardi. Questo denota che la liquidità non ha ancora raggiunto un flusso adeguato attraverso il mercato dei depositi interbancari. Se l’euro nonostante tutto è rimasto stabile, dopo la flessione da 1,37 a 1,32, il dollar index è ai massimi degli ultimi 5 mesi per effetto del crollo della sterlina e dello yen. Dovremmo essere solo all’inizio di questo movimento ascendente.

Fragile l’oro e le materie prima in genere. Incapaci di prendere lo spunto da conferme della politica monetaria espansionistica, si spaventano di fronte a voci di eventuale cambiamento di strategia da parte della FED. Perfino il petrolio che era andato controcorrente nella settimana scorsa ha perso oltre 3 dollari al barile.

 Cari saluti

 Francesco Arcucci
 
 
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Il contenuto di questo Blog mira - in via esclusiva - alla informazione personale dell’utente e rappresenta corrispondenza privata. Esso non può costituire e, in effetti, non costituisce in nessun modo un consiglio di investimento né una sollecitazione al pubblico risparmio. Non vi è alcuna garanzia, né si assume alcuna responsabilità per eventuali danni diretti o indiretti, riguardo l’utilizzo di tutto quanto contenuto in questo Blog che ha solo, come si è detto, una finalità informativa. Si ribadisce pertanto che ciascun utente è responsabile delle proprie attività di investimento per cui il Prof. Francesco Arcucci, in quanto Autore e proprietario del Blog, non può essere ritenuto responsabile di alcuna perdita e/o danno diretto o indiretto derivanti dall’uso del contenuto del Blog in parola. Si invita quindi a non investire senza prima avere consultato il proprio gestore o consulente autorizzato.

lunedì 18 febbraio 2013

L'analisi del lundedì dei mercati finanziari - 18 febbraio 2013


Carissimi,

 

in un mondo di banche centrali che possono non solo manovrare i tassi di interesse a breve, ma possono acquistare liberamente titoli pubblici, agendo da acquirenti che saldano la differenza fra acquisti e vendite sul mercato, per aumentare la massa monetaria, la BCE rischia di trovarsi per la seconda volta a mal partito. Un anno fa si trattava per la BCE, di crearsi uno spazio di manovra per intervenire a favore della solvibilità delle pubbliche amministrazioni dei Paesi deboli di Eurolandia. E alla fine Draghi, nonostante le obiezioni della Deutsche Bundesbank ce l’ha fatta a dire l’espressione magica: che l’euro sarebbe stato difeso “whatever it takes”. Oggi il problema è meno pressante, ma più insidioso. La Fed e la Bank of Japan stanno acquistando aggressivamente titoli pubblici, perché in tal modo pensano di espandere la base monetaria (cioè il loro bilancio) e la massa monetaria (biglietti e depositi) per dare fiato all’economia, e, nel caso giapponese, all’inflazione e, nel caso americano, all’occupazione. L’effetto è stato negativo per l’Europa, che ha visto rafforzarsi l’Euro contro dollaro e yen. Ciò in un momento in cui l’Europa ha bisogno di un euro debole per rilanciare le esportazioni, in presenza di consumi e investimenti in netta contrazione. Il risultato è un ulteriore indebolimento del livello dell’attività produttiva in Italia e Spagna, ma anche in Francia e Germania. Io non ho dubbi che le forze di mercato faranno indebolire l’euro, ma condanno la spregiudicatezza delle altre banche centrali che approfittano dei vincoli della BCE per scaricare su di noi i loro problemi. Non è certo un bell’esempio di cooperazione internazionale fra banche centrali. Ecco perché la moneta unica europea, dopo una flessione da 1.37 a 1.33, fa fatica a indebolirsi oltre, mentre il dollar/index si sta rafforzando come previsto a causa dell’ulteriore debolezza dello yen e della sterlina britannica.

Per quanto riguarda i mercati azionari è continuato, seppur lentamente, il rialzo a New York, Londra, Tokyo e Shangai, mentre le piazze europee si sono indebolite. Ma con riferimento alla Big Picture il mercato rimane al rialzo, e c’è da osservare che, oltre alle tante ragioni già menzionate (errato posizionamento al ribasso degli investitori, bassi prezzi delle azioni in termini di P/E e dividend yield rispetto ai tassi dei titoli di Stato, buona salute del settore di imprese sotto il profilo della posizione finanziaria netta eccetera, eccetera) vi è da menzionare il rapporto fra il ciclo delle commodities e quello dei mercati azionari. A commodities che salgono di prezzo, come nel decennio 1970 e nel decennio 2000, si associano borse piatte o in discesa. A commodities che scendono di prezzo, come nei decenni 1950, 1980, 1990, si associano rialzi delle azioni. La probabile fine del ciclo di rialzo del decennio 2000 è un’altra delle tante ragioni per cui i prezzi delle azioni, al di là dei movimenti di breve periodo, sono destinati a mio avviso a salire nettamente per alcuni anni.

 

Cari saluti,

 

Francesco Arcucci


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lunedì 11 febbraio 2013

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 11 febbario 2013


Carissimi,

il Credit Suisse Global Investment Yearbook, che è oggetto di approfondite analisi questa settimana da parte degli analisti, sostiene fra l’altro che dal 1980 ad oggi i Bonds hanno performato meglio delle azioni, contraddicendo lo stesso concetto base della finanza di risk equity premium. Ma se ci si pensa bene è logico. Nel 1981 in America era possibile acquistare TBond trentennali al 16% e, tenendoli fino al 2011, si sarebbe ottenuto un rendimento ben superiore a quello medio delle azioni che, come noto, in America è del 6,3% e del 4,4% in media nel resto del mondo. Ma se guardiamo ai precedenti trent’anni (1950-1980), scopriamo che il rialzo dei tassi di interesse dal 2% al 16% ha maciullato gli obbligazionisti, mentre ha premiato alla grande (specie nel periodo 1950-1968) gli azionisti. Ora il problema è: l’attuale situazione assomiglia di più all’inizio del decennio 1950 o all’inizio degli anni Ottanta? A me sembra indubbio che la prima risposta è quella giusta. I tassi di interesse dei titoli dei paesi “sicuri” sono ai minimi poiché è invalsa l’idea che la recessione e la deflazione continueranno. Le stesse opinioni si avevano alla fine degli anni 1940 quando si credeva che con la fine della guerra ben presto sarebbe ripresa la Depressione degli anni 1930. Non fu così. L’uso del deficit spending, da un lato, e del credito bancario sostenuto per la prima volta nella storia dalla consapevolezza del sostegno illimitato delle banche centrali con la fiat money, dall’altro, favorirono l’uscita dalle secche degli anni Trenta e l’inizio di una fase di prosperità accompagnata però da inflazione e rialzo dei tassi (entrambi molto moderati per tutto il corso degli anni 1950 e prima parte degli anni 1960). In quel periodo si assistette alla Great Rotation e cioè via (pian piano) dai Bonds e dentro nelle  azioni. La storia non si ripete, come è noto, anche se talvolta i cicli si succedono in modo simile e, a mio avviso, questa Great Rotation si sta verificando nuovamente. I fondi azionari –che avevano subito ampi deflussi in America e ancor più in Europa nel quinquennio dal 2008 al 2012- hanno attratto nell’ultimo mese 21 miliardi di dollari. Una rondine non fa primavera? Vedremo. Non dimentichiamo comunque che il movimento per essere sano deve essere composto. È quanto sta avvenendo, visto che nella settimana appena trascorsa solo sulla piazza di New York è continuato il rialzo degli indici, mentre in Europa e Giappone vi sono state prese di beneficio.

Nell’ Eurozona apparentemente sono ripresi i timori sulla tenuta dell’Euro accoppiati in Italia da quelli sul Monte dei Paschi di Siena. In realtà, il sistema bancario italiano è sano nella media delle sue banche con scartamenti positivi nelle BCC e negativi per il MPS, il tutto nella logica della curva gaussiana.

La grande sfida è quella di sganciare i mercati dalla logica del risk on/risk off che li ha caratterizzati in questi anni e che trae origine dall’idea che o le banche centrali drogano i mercati (e allora sale tutto, euro compreso) o non li drogano e allora crolla tutto. Come ha detto Mark Carney Governatore della Bank of Canada e prossimo Governatore della Bank of England, occorre che le banche centrali assicurino la velocità di fuga delle loro economie (la velocità di fuga è quella necessaria “to break free” da un campo gravitazionale senza ulteriori propulsioni). Allora vedremo le borse salire di prezzo e il dollaro riflettere il suo vero potere d’acquisto che rispetto all’euro e al franco svizzero è ben più alto dell’attuale. Un primo incoraggiante segno in questo senso è venuto la settimana scorsa dalla flessione dell’euro da 1,3646 a 1,3360. Forte quindi il dollar index.

Il petrolio continua a salire ed è ai massimi degli ultimi 9 mesi con il brent a 119 dollari al barile. È questo causato dalla ripresa su larga scala delle importazioni cinesi o dalle preoccupazioni legate ai tumulti nei paesi arabi? Probabilmente da entrambe.

Cari saluti

Francesco Arcucci

lunedì 4 febbraio 2013

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 4 febbraio 2013


Carissimi,

la percezione che il mercato azionario abbia un trend rialzista si sta diffondendo. Alla metà di dicembre 2012 avevo scritto: “la prossima settimana potrebbe essere l’ultima di relativa debolezza o la prima di un potente ciclo ascendente che si manifesterà nel corso del 2013 e oltre”. E infatti i mercati azionari mondiali hanno registrato forse il miglior gennaio degli ultimi vent’anni e l’SP venerdì scorso ad un certo momento ha toccato 1511, non lontano dal massimo assoluto di 1576 del 10 ottobre 2007. Senza più voler approfondire le ragioni di questa tendenza rialzista che abbiamo tante volte illustrato in questa sede e che ci hanno fatto esprimere un segnale rialzista già dall’inizio di ottobre 2011 (quando l’SP era sceso a 1070), ora il problema per l’investitore è se acquistare titoli value o titoli growth. I primi, come noto, sono titoli di società solide in tangible assets e non soggette a grandi esplosioni dei profitti, tipo Coca-Cola, Altria, Johnson&Johnson, Procter&Gamble, ecc. Questi titoli vanno acquistati in periodi negativi di borsa puntando sul loro valore intrinseco e sul dividendo stabile. I titoli growth sono quelli delle società più cicliche, con scarse tangible assets, ma grandi prospettive di aumentare il fatturato e i profitti tipo Google, Microsoft o la stessa Apple. Nella seconda metà degli anni Novanta, al tempo della bolla speculativa dell’ High-tech, le azioni value erano trascurate. Interessavano solo azioni growth della new economy. Poi venne la rottura della bolla (dal settembre 2000 al marzo 2003) e le azioni value furono di nuovo apprezzate. La nuova crisi borsistica iniziata alla fine del 2007 e proseguita fino a marzo 2009 (negli Stati Uniti) e a luglio 2012 (in Europa, Giappone e paesi emergenti, Cina compresa) ha causato un crollo generale dei prezzi delle azioni. Nessuno si è salvato, neanche i titoli value. Così queste società solide, con buoni assets e ottimi fondamentali da quando si ha avuta una ripresa generalizzata dei prezzi hanno ripreso ad essere molto interessanti anche perché i loro prezzi sono molto bassi. In Europa si calcola che questi titoli siano più a buon mercato per quasi il 50% rispetto ai titoli growth. Energia, finanza, telecomunicazioni e utilities sono i settori più tipici delle società value.

Se però, anche in base all’insegnamento di alcuni maestri dell’investimento, si può in parte contestare questa suddivisione, allora la cosa migliore, a mio avviso, è acquistare indifferentemente titoli value e growth o meglio ancora investire in ETF espressivi dell’intero mercato.

Per quanto riguarda il mercato valutario cominciano per me le dolenti note. Infatti, per una serie di motivi non avevo certo previsto un rialzo così consistente dell’euro contro dollaro. È vero che sono stato fra i primi a sottolineare l’importanza della svolta del luglio 2012, quando fu chiaro che l’Europa aveva deciso, per bocca di Draghi, di salvare l’euro. Il cambiamento, che ho sottolineato con forza, è stato il passaggio dal possibile intervento di un Fondo Salvastati, dalle risorse magari grandi, ma limitate, ad un intervento potenzialmente illimitato (“whatever it takes”) della BCE. Ma il mio ragionamento era ed è quello che, proprio per poter salvare l’euro, occorreva un euro debole che desse slancio all’unica componente della domanda globale su cui puntare: l’esportazione.

Non è stato così. L’euro è salito da 1,2060 di luglio a 1,37 (chiudendo a 1,3644) di venerdì scorso. Sto quindi avendo torto? Sembrerebbe proprio di sì. Il mio modellino che si basa invece sul dollar index, mi dice che non mi sto sbagliando e che il dollar index (che è composto per il 56% dall’euro, ma che comprende anche yen, sterlina, dollaro canadese e franco svizzero) è alla vigilia di un grande rialzo che si estrinsecherà già da marzo prossimo. Con il dollar index al rialzo, è possibile che l’euro, che pesa così tanto in questo paniere, sia forte?

L’oro sta attraversando un periodo in cui è senza infamia e senza lode, così come molte altre materie prime. Le banche internazionali si stanno innervosendo e avvertono i loro clienti che il rialzo, che ha portato il metallo giallo da 250 dollari l’oncia nel 2001 a 1920 nel settembre 2011, è finito. Io non credo che sia così. L’oro andrà bene nel complesso finchè le banche centrali emetteranno fiat money e cioè per sempre. L’oro è il competitor della fiat money, è disciplina, ortodossia monetaria. Sta attraversando una fase non positiva, ma dichiarare che il bull market dell’oro è finito come fa il Credito Svizzero è un grave errore. La Banca d’Inghilterra non ha forse venduto la gran parte delle sue riserve auree a 255 dollari l’oncia nel 2001? Ecco un esempio di timing disastroso da parte di un’istituzione superprestigiosa. Forse più del Credito Svizzero.

Il petrolio continua a salire di prezzo, nonostante la domanda in contrazione. Tempi brutti in Medioriente?

Cari saluti
Francesco Arcucci
 
 
 
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lunedì 28 gennaio 2013

Lettera del Lunedì dei Mercati Finanziari - 28 Gennaio 2013


Carissimi,

 

il mercato dei cambi dà segni di strabismo. Visto da Tokio il dollaro è forte avendo registrato in meno di due mesi un rialzo del 15% (da 79 yen a 91 per 1 dollaro). Visto da Londra, è anche forte: in questo mese di Gennaio 2013 la sterlina ha subito una flessione da 1,62 a 1,58. Visto da Francoforte e in generale dall’eurozona, è debole, con l’euro rafforzatosi da 1,30 a 1,35, avvicinandosi pericolosamente al livello di 1,36 che io considero uno spartiacque fra euro forte ed euro debole. Infine, in termini di Dollar/Index, la moneta americana è rimasta ferma fra 79 e 80, con il mio modellino che lo proietta verso 90 per i mesi di marzo/aprile e verso 100 per fine 2013, e 120 per il 2015. La forza dell’euro contro dollaro, viene interpretata come la conseguenza dell’attenuarsi delle preoccupazioni di break up della moneta unica europea. Ma sarà così? è possibile cioè, che, in un contesto di economia europea così debole nei consumi, negli investimenti e nella occupazione, l’unico fattore di crescita, le esportazioni, venga bloccato da un rialzo dell’euro contro dollaro, sterlina e yen (quest’ultimo ha perso in breve tempo il 20% contro euro)? Non mi sembra possibile, per cui ritengo solo temporanea la forza del’euro. Per quanto i fatti in questo momento non assecondino la mia previsione, ritengo che essi in breve si metteranno al passo con la medesima.

Dove invece i fatti mi stanno dando ragione è sulle borse. Ho parlato infatti più volte, già nella prima parte del 2012 e nell’estate dello scorso anno, della nascita di uno storico bull market, di una svolta importantissima, e l’ho spiegata con il buon andamento, specie finanziario, del settore corporate negli Stati Uniti, con i bassi tassi di interesse, ma soprattutto con il basso livello delle quotazioni e con l’equity risk premium negativo degli ultimi 15 anni, che è contrario ad ogni logica economica. I grandi punti di svolta dei mercati azionari verso l’alto, si sono verificati allorché il mercato stesso era posizionato erratamente per il ribasso, come nel 1920 (quando gli operatori pensavano alla prosecuzione dell’inflazione che non si materializzò), nel 1949 (quando si pensava prossima una ripresa della depressione dopo la parentesi della guerra e i primi anni della ricostruzione), nel 1982 (quando la parola d’ordine era che l’inflazione era imbattibile). Nel 2012, e anche oggi, la nuova parola d’ordine è che ad essere imbattibile era la deflazione e i mercati si sono posizionati per questo. Da qui la mia previsione che eravamo alla vigilia di un rialzo storico delle borse e anche dei tassi d’interesse a medio - lungo termine dei Paesi sicuri. Questo rialzo dei tassi, almeno nelle prime fasi (vedi anni 1950) non ostacola, ma anzi favorisce, il rialzo delle borse.

Ecco quindi la mia ricetta. Stare lontano dai bonds dei Paesi sicuri, investire in borsa e investire in dollari. Le prime due cose si stanno verificando bene, per il dollaro il giudizio per ora non è favorevole, ma sono ancora fiducioso. Potrei cambiare idea solo se non si verificherà il rialzo che prevedo per marzo/aprile 2013.

I mercati delle commodities sono lackluster, con il petrolio rafforzato, ma di poco, dagli eventi del Nord Africa (Brent a 114 e Crudo Texas a 96 dollari al barile). L’oro senza infamia e senza lode, ma sempre l’8% sotto i livelli di ottobre 2013.

 

Cari saluti,

 

Francesco Arcucci
 
 
 
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lunedì 21 gennaio 2013

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 21 gennaio 2013


Carissimi,

qualsiasi investitore non può fare a meno, per affrontare le insidie dei mercati finanziari, di un’analisi del momentum, cioè del tasso di variazione del prezzo. Una rappresentazione del prezzo nel tempo ci dice la velocità con cui esso si muove, il tasso di variazione del prezzo- o appunto momentum - ci dice come varia questa velocità nel tempo. È noto che generalmente (diciamo 8 volte su 10) prima che si manifesti una variazione del prezzo (per esempio dall’alto verso il basso) si registra un rallentamento del suo tasso di crescita che anticipa l’inversione del prezzo stesso. Su questo principio si basa la momentum analysis per cui, a mio avviso, un modello di momentum analysis è uno strumento indispensabile per l’investitore.

Ebbene che cosa dice la momentum analysis in questo frangente? Che le borse europee presentano tutte quante il momentum al rialzo. Lo stesso vale per la borsa di New York sia per quanto riguarda il DJ , che per quanto concerne l’SP e il Nasdaq. Che la borsa di Tokyo, Hong Kong e Shanghai presentano un momentum al rialzo. Che le piazze finanziarie dei paesi BRIC sono anch’esse al rialzo.

I prezzi delle obbligazioni decennali dei paesi più sicuri (USA, Germania, Gran Bretagna) hanno un momentum al ribasso, mentre per quelle dei paesi periferici vale il contrario. Le materie prime, il petrolio e i metalli preziosi hanno un andamento contrastato.

Passando a considerare il momentum delle principali monete nei mercati valutari si rileva che esso è al rialzo per l’euro contro dollaro, mentre è al ribasso per lo yen contro la moneta americana. Ne risulta un dollar index che non ha un momentum né ascendente né discendente e cioè è in fase laterale.

Questa nei fatti è la situazione attuale e io credo che ogni buona analisi e prognosi debba partire da ciò che si conosce per effettuare una previsione circa il futuro andamento delle cose.

Che cosa dire quindi del prossimo o meno prossimo futuro?

1)      Il movimento ascendente delle borse è destinato, a mio avviso, a continuare. Il fatto che molti commentatori siano negativi e si aspettino a breve una correzione è il miglior viatico per la continuazione del rialzo in America, in Europa e nei paesi emergenti.

2)      I tassi di interesse a lungo termine dei paesi più sicuri hanno svoltato verso l’alto. C’è quasi una congiura a dire agli obbligazionisti: non vendete, visto che le banche centrali non accetteranno mai un rialzo dei tassi di interesse. In realtà le banche centrali torneranno ben presto a interessarsi solo dei tassi a breve, lasciando il mercato obbligazionario in balia delle sue sole forze.

3)      Sul mercato dei cambi è sempre di moda dire che c’è una guerra delle valute, una corsa alla svalutazione per accaparrarsi quote del commercio internazionale, un ritorno alle grandi svalutazioni competitive degli anni 1930. Mi sembra francamente esagerato dire tutto ciò. I movimenti delle valute dipendono dalle variazioni nel segno delle bilance del pagamenti nei vari paesi, dalle eventuali operazioni di carry trade, che però trovano difficoltà a manifestarsi in questo momento per il ridotto divario dei tassi di interesse. Attualmente vi è una contraddizione del momentum dell’euro/dollaro che è verso l’alto e il mio modello in base al quale si prevede per i prossimi mesi un forte rialzo del dollaro contro euro. Se il mio modello è corretto, ben presto anche il momentum si metterà al passo.

Cari saluti
Francesco Arcucci
 
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martedì 15 gennaio 2013

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari - 15 Gennaio 2013


Carissimi,
 
l’analisi dei mercati finanziari, in particolare di quelli azionari, trova un suo primissimo punto di partenza nella efficient market hypothesis secondo la quale: 1) tutte le classi di attività rendono egualmente se ponderate per la volatilità. 2) i prezzi delle azioni riflettono tutte le notizie conosciute, per cui seguono una “random walk” come risposta a tali notizie. Tuttavia questa teoria è stata largamente smentita negli ultimi anni. A mio avviso il mercato è dominato da due forze: a) il momentum o spinta del mercato che tende a far muovere il prezzo nella stessa direzione. b) il ritorno alle medie (the reversion to the mean) per cui le borse sopravalutate e quelle sottovalutate tendono a  ritornare alla media. La prima forza opera nel breve termine, la seconda nel lungo termine. L’anno scorso ho colto il fatto che il processo di ritorno alla media stava terminando e si stava preparando una grande fase caratterizzata da un momentum positivo. Questa inerzialità positiva a mio avviso continuerà a manifestarsi per alcuni anni. Per questo ho scritto numerose volte in questa sede che si sta preparando un bull market probabilmente di dimensioni storiche. Pochi gestori lo hanno capito, per cui anche se nel 2012 vi è stato un rialzo generalizzato delle borse, circa il 70% ha fatto peggio del mercato, e addirittura per i gestori dei fondi hedge, questa percentuale si innalza all’88%. Quando il momentum è positivo sono meglio gli ETF  dei gestori attivi, i quali, nella speranza di cogliere i punti di svolta, rischiano di fare un sacco di pasticci.

Ora vorrei spendere alcune parole sui cambi. Apparentemente il rialzo dell’euro sta smentendo il mio modello. Quest’ultimo tuttavia è basato sul Dollar Index che costituisce una media del valore del dollaro contro cinque monete (euro, sterlina, dollaro canadese, yen, franco svizzero) con diversi livelli di ponderazione. Il movimento che si è manifestato in queste ultime sedute, è derivato da carry trade. Gli operatori cioè si sono indebitati in yen, hanno venduto yen acquistando dollari, hanno venduto dollari acquistando euro per trarre vantaggio dal sia pur minimo differenziale di interessi. Nel complesso quindi l’apprezzamento del dollaro ponderato sullo yen, è stato uguale al deprezzamento ponderato del dollaro sull’euro.

Certamente il rialzo dell’euro non è in linea con le mie previsioni (anche se diverse volte avevo parlato di un livello di 1,33 come possibilità), ma non è ancora detta l’ultima parola. In febbraio, ma soprattutto in marzo ed aprile, ci dovrebbe essere un forte rialzo del Dollar Index e a quel punto l’euro dovrà abbassare la testa. Metalli preziosi sono ancora abbandonati a se stessi, ma preferisco nettamente l’argento all’oro. Interessante il rialzo del prezzo del petrolio nonostante la debolezza della domanda mondiale.

Cari saluti
Francesco Arcucci
 
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martedì 8 gennaio 2013

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 7 Gennaio 2013


Carissimi,

il nuovo anno è iniziato con un “bang” sui mercati azionari di USA, Europa, Giappone e paesi emergenti (nella prima settimana rispettivamente +4.37%, +3.24%, +2.80%, +2.93%), ma i sintomi del fatto che andavamo verso un bull market erano presenti da luglio/agosto scorsi (quando io scrivevo che gli investitori avrebbero dovuto uscire dalla tenda diventando aggressivi) e sono stati riaffermati ancora in novembre 2012 quando dicevamo che eravamo vicini ad una esplosione verso l’altro. Quello che è successo negli ultimi tre anni è stato che, nonostante i prezzi veramente bassi delle azioni, specie in Europa, che avrebbe dovuto spingere gli investitori a comperare, la paura è stata più forte della convenienza. Si pensi che il rendimento dell’ SP500, e cioè il rapporto earnings/prezzi, è intorno al 6.5%, mentre il tasso sul titolo decennale del Tesoro americano si è collocato in questi mesi intorno a 1.70%. A mio avviso, nonostante la maggior parte delle newletters siano bearish, il rialzo dei prezzi continuerà con una maggiore forza relativa delle piazze europee rispetto a quella di New York.

Ho accennato al fatto che il rendimento del 10 anni del Tesoro americano nel 2012 si è collocato mediamente intorno a 1.70%, ma in questi mesi ho continuato a raccomandare di vendere il future trentennale quando valeva 150-152. Avevo anche detto che per la fine dell’anno 2012-inizio 2013 avremmo toccato 135. Il rialzo dei tassi dell’ultima settimana ci ha consentito di centrare sostanzialmente questa nostra previsione.

Per quanto riguarda il mercato dei cambi, a parte lo spettacolare rialzo del dollaro contro yen negli ultimi due mesi da 78 a 87, vi è da registrare nell’ultima settimana un certo indebolimento dell’euro che è in linea con il nostro modello. Idealmente l’euro dovrebbe indebolirsi rispetto ai massimi, ma di poco, nel mese di gennaio, continuare a indebolirsi, ma limitatamente in febbraio e da marzo in poi flettersi in modo molto netto dando luogo ad un vero e proprio crash. È chiaro che il percorso effettivo potrebbe avere qualche scostamento rispetto al percorso ideale, ma mi auguro che non si discosti sostanzialmente da quello.

Le materie prime dovrebbero cominciare a dare luogo a qualche segnale di ripresa, anche se il comportamento dell’oro in coincidenza con l’allontanarsi del fiscal cliff non mi è sembrato finora promettente. Il prezzo del petrolio ha continuato ad essere sostenuto nonostante l’indebolirsi della domanda mondiale.

Cari saluti

Francesco Arcucci

DISCLAIMER

Il contenuto di questo Blog mira - in via esclusiva - alla informazione personale dell’utente e rappresenta corrispondenza privata. Esso non può costituire e, in effetti, non costituisce in nessun modo un consiglio di investimento né una sollecitazione al pubblico risparmio. Non vi è alcuna garanzia, né si assume alcuna responsabilità per eventuali danni diretti o indiretti, riguardo l’utilizzo di tutto quanto contenuto in questo Blog che ha solo, come si è detto, una finalità informativa. Si ribadisce pertanto che ciascun utente è responsabile delle proprie attività di investimento per cui il Prof. Francesco Arcucci, in quanto Autore e proprietario del Blog, non può essere ritenuto responsabile di alcuna perdita e/o danno diretto o indiretto derivanti dall’uso del contenuto del Blog in parola. Si invita quindi a non investire senza prima avere consultato il proprio gestore o consulente autorizzato.

lunedì 17 dicembre 2012

Lettera del Lunedì dei mercati finanziari - 17 dicembre 2012


Carissimi,

 

molti dicono che la costruzione della BCE e dello stesso euro presentava un difetto di fabbricazione. Non si è tenuto conto del fatto che una Banca Centrale, oltre a svolgere funzioni di politica monetaria e politica del cambio ( ed eventualmente la vigilanza bancaria), deve anche poter svolgere la politica del debito pubblico, acquistando titoli pubblici venduti in eccesso rispetto alla domanda e con riferimento a un certo tasso d’interesse. Tutto ciò è vero, ma è anche vero che se si fosse insistito allora su questo punto

la BCE non sarebbe mai nata. Infatti con 11 e poi 12 e ora 17 finanze pubbliche dei paesi dell’Eurozona, sarebbe stato impossibile definire i criteri per questi acquisti. È stato necessario, purtroppo, toccare con mano il problema di una BCE monca come Banca Centrale, per arrivare a una soluzione, anche se imperfetta, del medesimo: la possibilità di acquisti illimitati di titoli dei Paesi che rispettano il fiscal compact. In questo periodo di crisi delle finanze pubbliche dei 5 Paesi di Eurolandia, l’euro è rimasto a galla. Anzi nell’ultimo mezzo anno ha guadagnato 10 figure contro dollaro. Molte grandi case finanziarie lo prevedono a 1.50, 1.60 e oltre. Non lo scrivente, che sulla base di un suo modellino, ritiene che l’ultimo mese in cui l’euro sarà forte è gennaio 2013. Da febbraio, ma soprattutto da marzo, l’euro dovrebbe calare moltissimo. Quello che è certo è che credo di essere uno dei pochissimi a prevedere un dollaro fortissimo nel 2013.

 

Le borse fanno fatica a riprendere la direzione che le ha caratterizzate nel 2012, e cioè verso l’alto. Questa prossima settimana, secondo la mia analisi, potrebbe essere l’ultima di relativa debolezza, o la prima di un potente ciclo ascendente che si manifesterà nel corso del 2013 e oltre. Sono assai indifferente circa il compromesso che eventualmente possa essere trovato riguardante il fiscal cliff. Stiamo assistendo alla fase finale di un grande processo di accumulazione dei titoli azionari in America, in Europa e nei Paesi emergenti, Cina compresa dopo le delusioni degli ultimi anni. Se le cose andranno come io mi aspetto i prossimi 2-3 anni dovrebbero essere molto positivi e fare dimenticare il fatto che le borse hanno dato tante delusioni agli azionisti nei 13 anni precedenti. La borsa Giapponese ha già cominciato a muoversi nettamente in questa direzione. Non dimentichiamoci che 22 anni fa l’indice NIKKEI aveva toccato 39.000. Pensare che risalga a 25.000 non mi sembra scandaloso.

 

L’oro è sballottato un po’ in su un po’ in giù, deve ancora digerire la folle corsa che dal novembre 2008 lo ha portato da 700 dollari l’oncia a 1918 (2 settembre 2011). È una digestione lunga, che potrebbe far pensare che il meglio per l’oro è dietro le spalle. Io penso invece che sia ancora davanti a noi.

Petrolio e gas risentono della fonte energetica rappresentata dalle scisti bitumose, specie canadesi e americane. L’America nel 1973 perse la sua autonomia energetica perché costava meno acquistare il petrolio medio - orientale. Oggi la sta riacquistando, e la cosa ha riflessi molto positivi per la borsa e soprattutto per il dollaro americano.

 

Questa analisi è l’ultima dell’anno solare 2012. Auguro un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo e riprenderemo le nostre analisi nei primi giorni di gennaio 2013.

 

Cari saluti,

 

Francesco Arcucci
 
 

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lunedì 10 dicembre 2012

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 10 Dicembre 2012


Carissimi,

come molto spesso accade, quando gli economisti non riescono a spiegare un fatto lo trascurano. Anzi, negano che esista, lo mettono sotto il tappeto e parlano d’altro. Che le borse europee, con l’eccezione di quella tedesca, abbiano registrato una netta flessione dai massimi del 2007 viene spiegato come un fatto del tutto logico. L’economia è andata male (la causa) e i mercati azionari (l’effetto) hanno subìto una grande caduta (mediamente del 60% e a Milano da 42 mila dell’indice MIB a circa 15 mila). Ma se questo rapporto di causa-effetto è così logico e viene presentato come incontrovertibile, come mai con una economia che è andata benissimo, con tassi di crescita medi dal 2007 al 2012 del 9%, la borsa di Shanghai ha subìto una flessione del 70% in questo arco temporale? E non si dica che ciò è dovuto al fatto che il tasso di sviluppo sia lievemente rallentato nell’ultimo anno e mezzo, visto che il crollo dei prezzi delle azioni ha caratterizzato anche anni “favolosi” di crescita sopra il 10%. E allora? Come si spiega che due cause totalmente opposte (crisi in Europa, grande crescita in Cina) hanno prodotto lo stesso effetto? Forse perché non esiste un rapporto di causa ed effetto fra andamento dell’economia e borsa valori? Oh, mamma mia, no, perché se lo ammettessimo dovremmo buttare nel cestino 250 anni di studi di scienza economica. Meglio trascurare, negare quello che è avvenuto in Cina in campo borsistico. Fare finta di niente o trovare qualche spiegazione cervellotica e intanto insistere nel dire che se i prezzi delle azioni in Europa sono scesi è  a causa del cattivo andamento dell’economia. Questa (pseudo) certezza ci fa sentire meglio.

Al di là di queste osservazioni metodologiche, bisogna ammettere che il 2012 è stato un anno positivo per le borse (salvo per quella cinese). Tuttavia, un po’ meno positivo di come io pensavo, specialmente riferendomi all’ultima parte dell’anno. L’ SP ha chiuso la settimana scorsa sostanzialmente invariato, mentre le borse europee hanno registrato un ulteriore rialzo. A mio avviso il clima sociale non è favorevole ai consumi, ma mira al riequilibrio delle finanze pubbliche disastrate da un lungo periodo di eccessi. In questo contesto, che molti vedono sfavorevole alle borse, esce vincitore il settore delle imprese. Ecco perché, anche se questa settimana potrebbe essere non favorevole alle borse in generale, siamo comunque alla vigilia, secondo me, di un grande rialzo negli Stati Uniti, in Europa e nei paesi BRIC (Cina compresa). L’ultima decade di dicembre dovrebbe essere positiva e segnalare che questa positività continuerà anche l’anno prossimo.

Rilevo con piacere che il dollaro ha registrato miglioramenti nei confronti dell’euro e dello yen, nonostante il buon andamento delle borse. Per l’anno prossimo vedo terminare il periodo di congestione fra 1,33 e 1,26 contro euro e iniziare, probabilmente da fine febbraio, un movimento ascendente del dollaro destinato a sorprendere. Altre monete che vedo positivamente sono il dollaro canadese e le monete dei mercati emergenti.

Non è ancora giunto a mio avviso il momento dell’oro e dei metalli preziosi e neppure quello del petrolio.

 

Cari saluti.
Francesco Arcucci


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lunedì 3 dicembre 2012

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 3 Dicembre 2012


Carissimi,

si afferma comunemente che i mercati azionari sono volatili sul breve termine, ma sul lungo termine offrono un rendimento superiore a quello delle obbligazioni perché collegano il risparmio ai profitti di impresa che mediamente crescono nel tempo. Questo equity risk premium negli ultimi 13 anni è mancato completamente a New York, dove peraltro il Cape (Cyclically Adjusted Price Earning) è sopra la media storica, mentre è stato fortemente negativo (da -40% a -60%) in Italia, Spagna, Giappone, Russia, Francia e anche Germania. Ciò ha spinto molti gruppi di investitori come i fondi pensione anglosassoni ad abbandonare la borsa. Oggi gli investitori sul mercato azionario sono prevalentemente fondi di investimento, hedge funds e altri investitori con un orizzonte temporale breve. Così, mancando una base di azionisti stabile, il mercato azionario è venuto meno nella sua funzione primaria di raccoglitore di denaro per le imprese quotate. Chi può sostituire quindi i fondi pensione? Tre tipi di operatori: 1) gli ETF, che – soggetti al rischio sistemico- eliminano il rischio specifico, 2) i fondi di ricchezza sovrani dei paesi emergenti, 3) i grandi investitori privati internazionali che, di fronte ai rendimenti reali zero o negativi sulle obbligazioni e alle basse quotazioni delle borse, si stanno muovendo a frotte verso il mercato azionario. E sono anche queste le ragioni, insieme con molte altre, del mio ottimismo sull’andamento delle quotazioni nel 2013-2014-2015 e magari oltre. La settimana scorsa è continuato il movimento ascendente delle borse che sono al livello più alto delle ultime sei settimane. È continuato anche il processo di recupero delle borse europee e di quella giapponese rispetto a New York. Ci avviciniamo alla fine dell’anno e vale una regola che ha avuto una sola eccezione negli ultimi trent’anni. Il livello delle borse a fine anno è sempre più alto di quello al 30 novembre.

L’euro ha recuperato. La causa ufficiale è l’accordo più vicino con Atene. In realtà, a mio avviso, quando sarà certo il salvataggio di Atene, la moneta unica europea comincerà a scivolare, o almeno questo dice il mio modello, e continuerà per almeno 2-3 anni, fino a  livelli che oggi non si possono nemmeno menzionare per evitare l’accusa di esagerare.

L’oro ha sempre attratto l’interesse degli analisti. Ma per ora sembra interessare un po’ meno. Come il petrolio.

Il mercato obbligazionario si trova nella stessa situazione, ma opposta, rispetto a quella del 1981/1982. Allora sembrava che i prezzi non potessero mai salire (e i tassi scendere), oggi sembra che non possono mai scendere. Sbagliavano allora con il future del TBond trentennale a 55. Sbagliano adesso con il future del TBond intorno a 150.

 Cari saluti
Francesco Arcucci

 


 
 
 
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lunedì 26 novembre 2012

L' Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 26 Novembre 2012


Carissimi,

vorrei ricordare alcuni punti di svolta sulla borsa di New York. Nel settembre 2011, mentre le borse crollavano, New York compresa, io feci la previsione che alla fine di quel mese avremmo avuto un minimo e poi un notevole rialzo. L’SP scese fino a 1070 il 4/10/11 e poi rimbalzò portandosi alla fine di marzo 2012 a 1407. A quel punto ritenni che sarebbe avvenuta una correzione che infatti si materializzò in aprile e maggio 2012 fino a 1260 dell’SP toccato all’inizio di giugno 2012. Dopo un po’ di movimento laterale in giugno e all’inizio di luglio non ebbi dubbi che le parole di Draghi alla fine di luglio 2012 si sarebbero saldate con quanto io avevo previsto e cioè una nuova fase di rialzo che infatti ci portò a 1470 di SP il 5/10/12. Poi di nuovo una correzione alimentata dal timore del fiscal cliff, ma per me il mercato azionario di New York è al rialzo e nell’ultima settimana lo ha dimostrato risalendo di oltre il 3%. Queste mie previsioni degli ultimi due anni sono state un po’ offuscate in Italia e in Europa dal fatto che, mentre con riferimento a New York erano sorprendentemente esatte, viste dall’Europa non erano altrettanto precise. Infatti, se guardiamo in un grafico la performance relativa delle borse europee rispetto a New York dal 2012, la debolezza delle prime ha reso meno chiari i punti di svolta verso l’alto che a New York erano chiarissimi. Ma da qualche settimana finalmente le piazze europee si sono messe in sintonia con New York e anzi la sopravanzano, per cui le mie previsioni si possono applicare anche ai titoli europei e italiani in  particolare. Il fronte degli ottimisti si sta allargando, ma ora è troppo facile: non sono più previsioni, ma affermazioni al traino. Adesso l’ottimismo è ormai “ufficiale”. Dice Bernanke: “l’anno prossimo potrebbe essere un anno molto buono per l’economia americana.” Ben Bernanke ha speso gli ultimi 4 anni ad ammonire circa il pericolo che il deludente andamento dell’economia potesse tradursi in qualcosa di peggio: le sue ultime affermazioni danno ragione a chi, come me, da oltre un anno è ottimista sulla borsa USA. Siamo in presenza di un punto di svolta: escludendo l’Eurozona i dati economici stanno migliorando, la disoccupazione è al ribasso, le banche capitalizzate, i prezzi degli immobili più stabili, le condizioni creditizie meno tese. E in Europa? Anche qui la crisi dell’euro si può dire in gran parte superata dal patto Merkel-Draghi e le borse lo sentono. Anche perché sono posizionate per il peggio e i prezzi sono bassissimi non solo in termini di P/E, ma di dividendi/prezzi che è pari ad un incredibile 5% contro un rendimento dei titoli di stato a 10 anni dei paesi europei sicuri di circa il 2%.

Che cosa manca ancora? Il sentiment, ma quello verrà. Quando tutti quelli che erano supernegativi cambieranno idea e diventeranno positivi e superpositivi nel 2013-2014-2015 si potrebbe manifestare il più potente bull market degli ultimi 100 anni. E a quel punto il vero rischio sarà la bolla speculativa. Non mi pento di avere detto in agosto 2012 che, secondo me, bisognava fare il contrario che nel luglio 2007. Allora occorreva mettersi “sotto la tenda”, non avere debiti, ridurre al massimo le partecipazioni e gli asset non liquidi. Oggi, secondo me, occorre fare il contrario.
Passando al mercato valutario ricordiamo che l’euro fece un minimo alla fine di luglio 2012 a 1,2060 contro dollaro e da allora è in una fase di congestione che io valuto fra 1,25-1,33. Per me questa congestione sarà rotta verso il basso. Quando? Il mio modellino dice: tra febbraio 2012 e marzo 2013.
Gli altri mercati sono meno interessanti compreso quello dei metalli preziosi (meglio l’argento) e del petrolio. Attenzione al TBond trentennale americano che potrebbe essere davvero vicino, quello sì, ad un grande cliff.


Cari saluti

Francesco Arcucci

 


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lunedì 19 novembre 2012

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 19 Novembre 2012


Carissimi,

nel 2006/2007 io ho scritto numerose volte che eravamo in presenza di un’inflazione creditizia che stava giungendo al culmine (ve ne erano tutti i segni premonitori) e che sarebbe stata seguita da una deflazione creditizia terribile. L’economista Roubini la pensava allo stesso modo e gli venne concesso il palco della riunione annuale del FMI per dirlo: diventò famoso.
Da allora Roubini ha sbagliato numerose volte (e chi non lo fa?). In particolare non ha colto la svolta al rialzo di Wall Street del marzo 2009 – da me centrata perfettamente- e nel complesso è sempre rimasto pessimista. Ma soprattutto, avendo già fatto numerosi errori, è diventato non tanto più cauto, quanto più banale. Invece di prevedere, tende a spiegare ciò che è già avvenuto. Ora dice che il rally iniziato nel luglio 2012 sta finendo perché non sostenuto da buoni dati macroeconomici dei paesi sviluppati ed emergenti, ma soltanto dalla creazione di nuova liquidità delle banche centrali che ha spinto gli investitori assetati di reddito a cercarlo nelle azioni, nelle commodities, negli strumenti finanziari rischiosi tipo CDS e nelle monete dei paesi emergenti. Ora il rally sta fallendo, secondo lui, di fronte all’aggravarsi della crisi economica, dei problemi del rischio sovrano in Europa e delle incertezze politiche e geopolitiche specie in Medio Oriente. Sono tutte considerazioni giuste, ma già scontate dai mercati. Il mercato azionario è un discounting process. Il problema non è guardare nello specchietto retrovisore, come fa Roubini oggi (ma non nel 2007), ma in avanti.

1.       Le azioni sono care o a buon mercato? A me sembrano a buon mercato tenendo conto del rapporto P/E storico.

2.       La differenza fra il rapporto utili/prezzi e i rendimenti dei titoli decennali negli Stati sicuri è o non è di circa sei punti, rendendo l’investimento azionario molto conveniente?

3.       La posizione finanziaria netta delle imprese è o non è la migliore da decenni  a questa parte per effetto delle riduzioni di personale e degli scarsi investimenti?

4.       I tassi di interesse a medio termine ben presto cominceranno a salire come è successo nel periodo 1949/1951 (da livelli superbassi) a causa di un certo miglioramento dell’economia. È vero o non è vero che in questo caso le borse reagiscono con dei rialzi dei prezzi?

Se tutto ciò è vero, come si spiega l’attuale correzione delle borse di circa il 7% da metà ottobre? In gran parte si spiega col fatto che negli Stati Uniti i grandi investitori hanno deciso di vendere i titoli per usufruire del basso peso fiscale sulle plusvalenze destinato a terminare  alla fine di quest’anno. Così incassano i profitti anche sui titoli migliori tipo Apple, Google, Amazon, Priceline, etc. Ma poi li ricompreranno. Io penso che a più tardi fra due settimane, o comunque entro Natale,  si metterà in moto il grande bull market di cui parlo da tempo.
Anche la correzione sull’oro sta terminando.
Confermo che si sta per presentare una grande occasione di vendita del TBond americano a trent’anni.
Per quanto riguarda le altre materie prime non mi sembrano interessanti e nemmeno il petrolio che è stato aiutato nella sua quotazione dalle vicende mediorientali.
Passando a parlare del mercato valutario, ritengo che lo yen continuerà ad indebolirsi perché è la moneta ideale in cui indebitarsi investendo in monete che rendono maggiormente. Anche l’euro continuerà ad indebolirsi, ma i mesi ideali per il crollo sono febbraio-marzo 2013.

Cari saluti

Francesco Arcucci
 
 
 
 
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lunedì 12 novembre 2012

L' Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari- 12 Novembre 2012


Carissimi,

se è vero che, quando i mercati azionari sono al rialzo, scalano il muro della preoccupazione (the wall of worry) di motivi di preoccupazione ne hanno moltissimi. Dal fiscal cliff in America (automatici aumenti delle tasse e riduzione della spesa pubblica) al risveglio del rischio sovrano in Grecia e Spagna (e forse Italia), dalla recessione in Europa al possibile rallentamento economico nei paesi emergenti, etc. Questa passata settimana la preoccupazione prevalente è stato il fiscal cliff che ha determinato una flessione di circa il 2% dei mercati azionari (meno 6% dai massimi di un mese fa) e che ha preso piede subito dopo l’annuncio della vittoria di Obama. Eppure io non riesco a diventare pessimista. Si pensi al fatto che i profitti stanno rappresentando una quota sempre più grande del Pil ( a danno del monte salari); al fatto che il rapporto prezzi/utili è pari a 12 in America e a 10 in Europa (rispetto ad una media storica di circa 18); al fatto che il divario fra il rapporto utili/prezzi delle azioni, da un lato, e il basso rendimento delle obbligazioni dei paesi sicuri, dall’altro, ha raggiunto livelli mai toccati in precedenza;  al fatto che il mercato azionario si è posizionato in generale in vista del peggio con un risk equity premium negativo che contraddice ogni teoria economica. E si potrebbe continuare. Per questo io penso che la recente flessione dei prezzi non fa altro che correggere gli eccessi della salita da 1250 dell’ SP (4/6/2012) a 1470 di un mese fa e costituisce un'altra occasione di acquisto. Potrei sbagliare, ma la mia previsione è che siamo di fronte ad uno straordinario bull market che si manifesterà nei prossimi due/tre anni.

L’euro si è indebolito perdendo circa quattro figure dai massimi di inizio settembre, ma io non sono ancora contento. Quello che voglio vedere è borse che salgono e euro che scende, contraddicendo la teoria del risk on, risk off degli ultimi anni. I metalli sono in fase correttiva, ma l’alternativa è fra essere molto ottimisti oppure ottimisti e basta. Per ora io sono solo ottimista ma ben presto ci saranno ragioni per diventare ancora più ottimisti. Quando? Presto.

Occorre sempre dare un’occhiata al valore del TBond trentennale americano che continua ad oscillare fra 152 e 145. Anche qui siamo alla vigilia di un grandissimo movimento questa volta al ribasso e occorre posizionarsi in questo senso.

Cari saluti

Francesco Arcucci
 
 
 
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martedì 6 novembre 2012

L'Analisi del Lunedì dei Mercati Finanziari - 5 Novembre 2012


Carissimi,

 

quello che sorprende è che non solo gli italiani e i latini in genere, ma anche gli anglosassoni non credono nel mercato aperto. I primi sono convinti che il mercato sia manipolato dai pochi a danno dei molti. Ma anche i secondi sono convinti che variabili esterne, come la politica, siano decisive a orientare i prezzi verso l'alto o verso il basso . Solo così si spiega il fatto che vi sia tanta trepidazione in merito a chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti: Obama o Romney, un democratico o un repubblicano e Wall Street fa il tifo per quest'ultimo perché pro Business. A nulla serve ricordare che nel complesso l'andamento del mercato azionario non si é discostato di molto a seconda del partito dell'inquilino della Casa Bianca. Anzi a volere ben vedere, storicamente Wall Steet ha registrato risultati un po' migliori con un Presidente democratico, almeno riferendosi ad un arco temporale lungo (l'unico che conti per escludere fatti casuali). La verità che nessuno vuole ammettere é che il partito di chi siede alla Casa Bianca é ben poco importante, cioè ben poco correlato con l'andamento dei prezzi di borsa. Farlo vorrebbe dire svelare un mito, un luogo comune, un pregiudizio molto forte, interrompere un gioco di società e nessuno ha la forza psicologica per farlo, anche se il mito é contraddetto da fatti inoppugnabili.

Per questo motivo io avanzo la previsione che Obama o Romney, il mercato azionario é rivolto verso l'alto per i motivi più volte menzionati in questa sede. Anzi a me sembra che la cosa più importante  che sta avvenendo é che nella settimana scorsa la borsa di New York si é rafforzata insieme con il dollaro. Finora é sempre stato il contrario nella logica del risk on, risk off. Una rondine non fa primavera, ma é incoraggiante perché prevede l'SP al rialzo( e le altre borse al traino) e il dollaro sempre più forte per alcuni anni. Questa settimana penso che registreremo ancora un notevole rialzo dell’SP e del dollaro, contro in particolare Euro, Sterlina e Ien.

Interessante il comportamento dei metalli preziosi che hanno dato una prova di fragilità al rialzo del dollaro. Come ho già detto i metalli preziosi non sono ancora pronti a rifare l'exploit del 2011, tuttavia la settimana prossima potranno registrare importanti spunti rialzistici.

Debole tutto il resto compreso il petrolio:il tutto in linea con le previsioni.

 

Cari saluti.

 

Francesco Arcucci






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